La “
Capitale del Prosciutto e porta d’oro della Val Parma” sembra nata nel cuore del
Lago Orano, che una volta in secca, ospitò alcuni nuclei umani, che cominciarono ad indicare il luogo come Lagorano ed in seguito, Langhirano.
“
Hassi per fermo, che quivi già fosse un lago nomato d’Orano, che il sito del luogo par mostrarlo ancora, poiché è una pianuretta, che dalle bande ha le ruine alzate, il quale essiccato, et cominciato gagliardamente ad habitare, fusse poscia chiamato Anghirano et Langhirano. E' molto nominato questo luogo per un grosso mercato che vi si fa ogni lunedì, quantunque lo statuto della città voglia, che solamente le vi si faccia ogni quindici dì,copioso di tutte le cose da vivere, dove concorrono molte persone, non solo dalla montagna et del territorio Parmigiano, ma della città ancora” (Bonaventura Angeli, Historia della cittàg di Parma…, Parma, Erasmo Viotti, 1591, p 362).
Dai tempi remoti Langhirano fu “
l’emporio della montagna, il magazzino del quale essa si serviva direttamente, evitando il più lungo viaggio al capoluogo assai distante ed al quale, per l’organizzazione feudale, pochi avevano le ragioni odierne di accorrere”.
Il rinvenimento, nel
1973 sulla sponda sinistra del torrente Parma nei pressi dell’abitato di un manufatto amigdaloide lavorato da uno sconosciuto abitante delle colline, riporta la sua frequentazione a circa 200.000 anni fa.
Posta ai margini della pianura all’imbocco della Val Parma, divenne nel tempo importante luogo di mercato e di tappa. Del lontano dominio dei Vescovi di Parma in epoca medievale fa testimonianza il
Palazzo comunale.
L’edificio fu costruito per il capitano del Vescovo, durante il governo del Vescovo Grazia (1224-1236), ma ancor prima nel 1116 i Benedettini di Canossa vi esercitavano giurisdizione: subentrò la Camera Ducale, quindi il Vescovo Bernardo (1186) e infine il Comune di Parma.
Nel 1358 il Vescovo di Parma Ugolino Rossi ottenne il feudo e dopo alterne vicende, nel 1512, passò al marchese Galeazzo Pallavicino e nel 1600 Ranuccio II Farnese lo concesse ai Garimberti, che lo tennero fino al 1821. La proprietà della villa-palazzo passò nel 1832 all’avvocato Ottavio Ferrari (1789-1852) e il 4 marzo 1889 fu venduto per 17.000 Lire al
Comune di Langhirano che vi insediò il Municipio.
Al termine della centrale via Mazzini, che si diparte dal Municipio, si erge la
Chiesa dell’Annunciazione, già oratorio della Beata Vergine del Canale, costruita nel 1645, completamente rinnovata da Lamberto Cusani in stile neobarocco tra il 1908 ed il 1913 ed eretta a chiesa parrocchiale il 1° ottobre 1944, di recente ampliata e restaurata.
Nei dintorni di Langhirano, si trovano Mattaleto, già forte borgo medievale, dominato nel XII secolo dal castello di “Matalitulo”, oggi scomparso, con la pregevole Chiesa di San Michele sorta fra il 1715 ed il 1723 su disegno dell’architetto Francesco Boetti, l’antichissima
Badia di San Michele Cavana , oggi in Comune di Lesignano Bagni, sorta oltre il torrente Parma sulle pendici boscose del Monte Ripa nel XII secolo e, lungo la provinciale per Parma, il Castello di Torrechiara.
Torrechiara, più correttamente “
Torchiara”, dal latino “
torculum”, per la presenza di vitigni che ancor oggi le fanno da verde corona, mostra, su un colle che si erge lungo la sponda sinistra del torrente Parma, l’elegante mole del
castello “
rocha altiera et felice”, eretta tra il 1448 ed il 1460 da Pier Maria Rossi su una preesistente fortificazione di epoca romana e quindi medievale. È difesa da tre ordini di mura, da quattro torri angolari e da ponti levatoi. A lato si stende il piccolo e suggestivo borgo al cui ingresso si trova la chiesa di San Lorenzo, oratorio costruito da Pier Maria Rossi, distrutto nel 1314 e ricostruito nel 1831 da Marino Torlonia.
Ai piedi del colle, si incontra l’antico mulino, mentre lungo la strada provinciale si apre l’abitato raccolto intorno alla piazza di origine cinquecentesca, con il coevo, semplice, Oratorio di San Rocco costruito nel 1579.
Lungo la sponda del torrente, si trova invece la
Badia Benedettina di Torrechiara, racchiusa dalle sue antiche mura ed eretta nel 1471 da Pier Maria Rossi per il figlio Ugolino, suo primo Abate. A fianco del semplice e rasserenante chiostro, si aprono gli ambienti della vita monastica: il refettorio, la sala del capitolo, la piccola chiesa dedicata a Santa Maria della Neve, il tempietto settecentesco, belvedere di gusto classico e dalle decorazioni barocche che guarda verso gli orti dove ronzano le api e spazia sul torrente.