Collecchio e la sua terra
I primi uomini, provenienti dall’Oriente, abitarono il territorio di Collecchio già nell’età paleolitica, ma fu nel Neolitico e nell’età del bronzo che sorsero nella zona veri e propri villaggi di palafitte, individuati dagli scavi archeologici condotti a metà dell’Ottocento al Torrazzo di Madregolo e sul Poggio di Collecchio, importante posizione lungo la via che risalendo la Valle del Taro fino al valico della Cisa, consentiva di raggiungere il mare.
Fra il 1.000 ed il 500 a.C. il centro abitato di Sustrina, posto sul colle di Collecchio entrò nell’orbita Etrusca. Nel 27 a.C. l’Imperatore Ottaviano rase al suolo Sustrina, a causa dei dissidi con Parma che minacciavano il traffico lungo la via che conduceva all’importante porto di Luni. Sono ancora evidenti in molte zone del territorio comunale le tracce di centuriazione operata dai romani, sia nella rete stradale sia nella geometria delle colture agricole.
L’attuale nucleo di Collecchio sorse in era cristiana col nome di “Colliculum” ossia piccolo colle e fu sottomesso al potere temporale dei Vescovi.
Il ritrovamento di sepolture longobarde, risalenti all'alto Medioevo, attesta la presenza di quel popolo sul territorio collecchiese, ma ancora più forte è a quel tempo l'organizzazione religiosa confermata dalla presenza delle due importanti Pievi: la
Chiesa di San Prospero di Collecchio e la
Pieve di Madregolo oltre ad ospizi per pellegrini (xenodochi) a servizio della strada che conduceva verso Luni e Roma, chiamata di "
Monte Bardone" ed in seguito
Strada Romea o Francigena.
Lungo il tracciato della Romea, poco discosto dall’abitato di Collecchio verso Sud, si trovava la “Corte di Giarola”, grancia benedettina e centro produttivo per il Monastero di San Paolo di Parma, vasto complesso agricolo dotato di ampie stalle, mulino, caseificio, oggi divenuto di proprietà pubblica, egregiamente restaurato e sede del
Parco Fluviale Regionale del Taro, che tutela 20 km di fiume e si stende su una superficie di circa 3.000 ettari. La sua ricchezza è dovuta alla presenza di numerose specie animali e vegetali ed alla diversità degli ambienti che rendono unica quest’area. Ad un chilometro verso Sud, lungo il corso del Taro, si erge la caratteristica
Chiesa di Oppiano, oggi sconsacrata, rifugio silenzioso del pittore Amos Nattini, impegnato nella titanica e ventennale impresa di illustrare le tre cantiche della
Divina Commedia.
A Collecchio, già nell'XI secolo si parla di "
Castrum" e "
Curte": probabilmente si trattava di un edificio, abitato dal feudatario, munito da mura che recintavano il centro abitato, mentre fuori stava la corte con fattorie e coltivazioni agrarie. Alcuni storici individuano tale edificio nella
Villa Paveri, all'epoca di proprietà della famiglia Dalla Rosa.
Nel 1300 si parla ancora di castelli nel territorio di Collecchio legati alla famiglia Rossi. Nel 1335 Parma cadde in mano agli Scaligeri che distrussero il "
Castello di Collecchio".
Tra il 1200 ed il 1500 Collecchio fu luogo di battaglie legate alla storia di Parma e ai nomi di Federico II, delle famiglie dei Visconti, dei Rossi, dei Pallavicino e degli Sforza.
Nel 1545 Parma divenne ducato sotto i Farnese. In quel periodo fu istituito il catasto Farnesiano, i cui volumi sono depositati nell'
Archivio di Stato di Parma, nel quale si trovava descrizione dei confini del paese, del nome delle varie località e dei relativi proprietari. La grande riserva dei “
Boschi di Sala”, esistente sul terrazzamento fluviale compreso tra Sala Baganza e Collecchio, già della famiglia Sanvitale, viene inglobata dalla Camera Ducale. Diverrà, col tempo, residenza estiva dei Duchi, progressivamente ampliata, e centro di una vasta zona, denominata “
Boschi di Carrega” dal nome degli ultimi proprietari, oggi divenuta Parco Regionale.
Nel 1777 Collecchio fu eretto a feudo in favore della famiglia Dalla Rosa-Prati.
Nel 1796 Napoleone operò l’annessione del Ducato di Parma all'Impero Francese: Collecchio divenne allora Comune o "Mairie", secondo la lingua ufficiale.
A seguito del plebiscito avvenuto fra il 14 ed il 21 agosto del 1859, come tutto il Parmense, anche il Comune di Collecchio fu annesso al Regno di Sardegna sotto il Governo Costituzionale di Vittorio Emanuele II.
Tra il 1859 e il 1892 fu segretario comunale di Collecchio il poeta dialettale e noto burattinaio Domenico Galaverna (1825-1903). Fin dal 1852 Galaverna aveva iniziato a pubblicare il lunario “Battistèin Panäda” che raccontava in rime satiriche le vicende del protagonista e dei componenti della sua famiglia.
L’Amministrazione Comunale di Collecchio, in occasione del centenario della morte del poeta, deliberava il riconoscimento ufficiale di Battistèin Panäda come maschera rappresentativa del Comune di Collecchio, il cui stemma si deve alla mano dello stesso Galaverna.
Verso la fine dell’Ottocento nacquero le prime industrie agro-alimentari che costituiscono tuttora l'asse portante dell'economia della zona I collecchiesi, da agricoltori o piccoli commercianti, si trasformarono così in industriali del pomodoro, salumieri e casari, o produttori di barbabietole, cipolle - lavorate poi altrove - ed uve adatte ad una vinificazione di pregio, specie nella zona collinare di Gaiano ed Ozzano Taro.
A Ozzano Taro, presso il podere Bella Foglia si trova il “
Bosco delle Cose”, lo straordinario Museo della Civiltà Contadina che ospita la collezione raccolta nel corso di una vita da Ettore Guatelli (1921-2000), oggi di proprietà di una Fondazione pubblica, straordinario specchio di una cultura ormai scomparsa.