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IL POMODORO A PARMA
La conservazione degli alimenti fra storia e cronaca
La zappa e la caldaia.
I pionieri del pomodoro nel Parmense
Carlo Rognoni e Antonio Bizzozero.
Due modi di vedere lo sviluppo agro-alimentare del Parmense
Figure di pionieri della fabbricazione della conserva di pomodoro
L'industria meccanica a supporto del comparto agro-alimentare nell’anteguerra
Scrittura nei campi. Carlo Rognoni: opera e linguaggio
"Fantasia e imprenditorialità"
Francesco Emanuele e i progetti per il comparto conserviero
Rolando Cultrera (1906-1984)
Nate dal pomodoro.
Le Fiere di Parma dalla "Mostra delle Conserve" all’attuale "Cibus"
Le marche di conserva nel Parmense
Rossi & Catelli: un’azienda nella storia
Vettori & Manghi: l’industria metalmeccanica parmigiana nel mondo
 
 
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Ubaldo Delsante

 
 
Vorrei iniziare con un breve ricordo personale. Siamo a Gaiano, nell'agosto 1945. Qui un agricoltore, che aveva installato nella casa colonica del suo podere una piccola fabbrica di concentrato di pomodoro, mentre ancora, si può dire, risuonano sotto la barchessa i passi cadenzati dei soldati tedeschi che si avviano al campo di concentramento di Pontescodogna, prova a rimetterla in funzione. E in una grande caldaia di rame fa bollire il pomodoro e lo concentra fino a produrre la salsa nera. Alcune donne stendono la pasta profumata sopra delle tavole di legno e le appoggiano sopra dei carrelli da miniera o da fornace, raccattati chissà come fra i residuati bellici, che vengono fatti scorrere sui binari sistemati nei campi, tra una piantata e l'altra, a prendere il sole; poi con delle spatole di legno ne fanno dei pani, color mogano scuro, della consistenza di stucco, di vario peso e li avvolgono nella carta oleata, pronti da commercializzare nei negozi. Una parte del concentrato viene anche messa in grossi fusti di legno e venduta all'ingrosso. Ero un bambino, allora, ma ricordo molto bene che, come i miei compagni di giochi, anch'io non vedevo l'ora che i carrelli fossero finalmente liberi per spingerli e saltarci sopra come se fossero giostre.

Ma la memoria è una cosa e la storia è un'altra, e quindi cercherò di dare un significato e un valore storico a questo episodio. Esso dimostra come la guerra, quasi come una “macchina del tempo” a ritroso, avesse provocato un duplice ritorno ai primordi dell'industria conserviera: il primo è quello tecnologico, si ricorre cioè a metodi antiquati, non potendo disporre, a poche settimane dalla fine delle ostilità, di apparecchiature moderne; l'altra è di tipo organizzativo, poiché di nuovo fa confluire su di un solo imprenditore le figure del produttore e del trasformatore, che ormai si stavano nettamente differenziando.

Chiudo subito questo Amarcord e ritorno appunto ai primordi, cioè all'epoca in cui - siamo poco dopo la metà dell'Ottocento - si passa dalla produzione casalinga alla produzione industriale o, meglio, protoindustriale, di conserva in pani o imbottigliata secondo il metodo escogitato ai primi del secolo per conservare i cibi per l'Armée durante le guerre napoleoniche.
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created: 22/06/2004
modified: 15/07/2004
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La zappa e la caldaia


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