Il caseificio di Polifemo – Zootecnodissea IX secolo a.C.

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Professor Giovanni Ballarini

La cura degli animali nasce con il loro allevamento. Questo inizia con la “transizione neolitica” ma la prima, precisa documentazione scritta di come si allevava nell’antichità si trova nell’Odissea. In questo poema non si parla di “cura degli animali”, ma se ne descrive il modo di allevarli con una precisione che merita un accurato riesame come se il poema omerico fosse un “manuale d’allevamento di maiali e pecore”.

Premesse
“Per il letterato ed il filosofo – ha scritto Antonio Saltini (1984) – la civiltà europea inizia il proprio corso con i versi dell’Iliade e dell’Odissea: panorama mai uguagliato dell’universo delle passioni umane, creazioni di una fantasia prodigiosa che intesse l’afflato poetico all’incanto dell’avventura, i due poemi costituiscono un documento inestimabile degli usi sociali e politici dei popoli mediterranei all’alba del primo millennio avanti Cristo, delle arti e delle tecniche, dell’impiego d’attrezzi e suppellettili, delle pratiche nautiche, delle abitudini alimentari”.
Quindi l’Iliade e l’Odissea non sono solo testi letterati, ma anche documenti storici e quasi manuali pratici: una concezione non nuova e oltre un secolo fa Schliemann, prendendo in mano i due libri come fossero “manuali turistici”, scoprì Troia e le Tombe degli Atridi con i loro tesori (o almeno così Lui credette).

L’Iliade e soprattutto l’Odissea possono anche essere considerati “manuali d’agricoltura e d’allevamento degli animali”.
Qualche tentativo è già stato fatto ed il più recente e fruttuoso è senza dubbio quello d’Antonio Saltini per quanto riguarda l’allevamento dei maiali allevati nell’Isola d’Itaca: i porci destinati alla mensa dei Proci, tanto per intenderci.  Quello dell’allevamento dei maiali nel mondo omerico è certamente un argomento “minore”, ma non per questo trascurabile per le implicazioni che comporta.  L’allevamento dei maiali non è però l’unico allevamento al quale l’Odissea dedica attenzione.  Anche quello ovi-caprino ed in particolare la produzione dei formaggi è oggetto di una serie di cenni molto interessanti, quando si parla di Ciclopi ed in particolare di Polifemo ed è stato recentemente considerato, seppure in modo rapido, da Di Corato (1981).

La domesticazione animale inizia circa diecimila anni avanti Cristo, ma su quest’evento dovremo ritornare, e inoltre ricerche sono state eseguite per conoscerne le motivazioni.  Non altrettanto approfondita è stata la ricerca delle tecnologie che necessariamente hanno accompagnato la domesticazione e note come “zootecnologia” o più brevemente “zootecnica”.
Non è qui la sede più opportuna per approfondire l’esame delle “paleo-zootecnie” e della loro incidenza sull’alimentazione umana, ma è necessario rilevare lo strettissimo collegamento che esiste tra domesticazione e tecnologia d’allevamento.
Nella presente esposizione esamineremo il livello delle tecnologie d’allevamento dei suini e degli ovi-caprini nel mondo omerico ed in particolare nell’Odissea, non trascurando le tecnologie di trasformazione degli alimenti d’origine animale ed in particolare del latte ovi-caprino e della carne di maiale.  Da qui il titolo di “Zootecnodissea”.

 L’esposizione è suddivisa in due capitoli: “I porci dei Proci” ed il “Caseificio di Polifemo”, rispettivamente dedicati all’allevamento suino ed ovi-caprino.  Nell’analisi abbiamo usato la traduzione dell’Odissea recentemente compiuta da Rosa Calzecchi Onesti (1963), integrata da quella più recente di G. Aurelio Privitera.
Abbiamo accennato a Schliemann. E’ però opportuno notare che nella nostra analisi, pur non trascurando alcuni aspetti geografici (che invece avevano affascinato Schliemann), riteniamo più interessanti gli aspetti strutturali e tecnologici degli allevamenti. Non vogliamo assolutamente entrare nella discussione tuttora viva se l’isola dell’Odissea fosse l’odierna Itaca (Symeonoglou, 1988): in altri termini, non ci deve tanto interessare dove fossero situati la porcilaia d’Eumeo o l’ovile di Polifemo, quanto come fossero stati progettati, strutturati e costruiti.  Infatti, per motivi poetici si poteva situare un allevamento da una parte o dall’altra, ma non descrivere un allevamento “irrazionale” per chi ascoltava.  Soprattutto perché il pubblico aveva certamente una buona conoscenza degli allevamenti, forse più che delle attività di guerra.  Per lo stesso motivo non abbiamo preso in considerazione altre situazioni del poema omerico in cui sono citati i maiali (ad es. quelli della maga Circe) o gli ovi-caprini.
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