Da Collecchio a San Secondo – Pievi, rocche e… ulivi

Home/Percorsi turistici/Lungo le Strade dei Musei del Cibo/Da Collecchio a San Secondo – Pievi, rocche e… ulivi

Description

Il percorso lungo la sponda del Taro e il Canale Naviglio mostra campi fertili che digradano impercettibilmente verso il Grande Fiume, il Po. A Nord della Via Emilia è la Bassa la protagonista del viaggio, con pievi e complessi monastici e ricche residenze signorili racchiuse entro le rudi scorze di fortilizi. Una terra ricca di sorprese e di sapori inattesi.

PONTETARO

Là dove il corso del fiume Taro viene incrociato dalla Via Emilia, dopo il crollo del ponte innalzato dai romani, sono esistiti per secoli un guado, un traghetto e un ostello gestiti dai frati ospitalieri. Solo nel 1816 la duchessa Maria Luigia d’Asburgo-Lorena avviava la costruzione di un ponte stradale in muratura, che sarebbe stato solennemente inaugurato nell’ottobre 1819. Lungo 565 metri e largo 8, costituito da 20 arcate erette su progetto dell’ingegner Antonio Cocconcelli, costò due milioni di Lire e fu considerato all’epoca il ponte più lungo d’Europa. Alle due estremità quattro scalinate raccordavano il piano stradale con le sponde del fiume e quattro grandi statue in marmo, opera dello scultore parmigiano Giuseppe Carra, raffigurano le personificazioni sdraiate dei principali corsi d’acqua del Parmense: Parma, Taro, Enza e Stirone.

Lo storico ponte monumentale sul Taro lungo la Via Emilia eretto nel 1819

FONTEVIVO

L’importanza storica dell’abitato di Fontevivo è legata alla presenza dell’abbazia cistercense, fondata dal Monastero di Chiaravalle della Colomba nel 1142, sotto la protezione della nobile famiglia dei Pallavicino. Saccheggiata dall’esercito di Federico II nel 1245, nel Cinquecento passò ai Benedettini per intercessione dei Farnese. Del complesso originario, soltanto la Chiesa ha conservato l’impianto romanico, a parte la facciata risalente al Quattrocento. L’interno, sobrio e severo, custodisce un pregevole gruppo scultoreo in pietra dipinta, raffigurante la Madonna in trono col Bambino, oggi attribuito a Benedetto Antelami, e la tomba di gusto neoclassico del duca di Parma don Ferdinando di Borbone, progettata dall’architetto di Corte Ennemond Alexandre Petitot. A fianco della chiesa, nell’area occupata dall’antico monastero, sorge il Collegio dei Nobili, fatto costruire dai Farnese nel 1733, che oggi ospita un ristorante di charme.

Badia di Fontevivo (Foto: Davoli)

FONTANELLATO

L’abitato di Fontanellato ha antiche origini longobarde. Prima feudo dei Pallavicino, nel 1404 passò alla famiglia Sanvitale, che lo fortificò, trasformando il castello in una sfarzosa dimora signorile.
A pianta quadrata con cortina merlata a quattro torri angolari e circondata da un ampio e profondo fossato, la Rocca Sanvitale, eretta all’inizio del Quattrocento su una pre-esistente fortezza dei Pallavicino del XII secolo e ancora oggi caratterizzata dall’aspetto originario, a parte alcuni rimaneggiamenti settecenteschi, è un interessante esempio di architettura militare e residenziale. Sia perché perfettamente conservata all’esterno come all’interno, sia per il prezioso ciclo di affreschi che conserva nella Sala di Diana e Atteone, realizzata nel 1524 da Francesco Mazzola, detto il Parmigianino, per Paola Gonzaga e Galeazzo Sanvitale.
Da vedere anche la Camera ottica, situata in una delle torri, che consentiva – grazie a un apposito sistema di specchi – di controllare la piazza e l’ingresso al castello senza essere visti.

Rocca di Fontanellato, Parmigianino, Fabula di Diana e Atteone

SAN SECONDO PARMENSE

Centro agricolo di origini antichissime, compare col toponimo di Sancti Secundi in un documento del 984, come uno dei tanti possedimenti del Capitolo della Cattedrale di Parma, a cui rimane fino al 1365, quando il vescovo Ugolino Rossi concede queste terre al nipote Giacomo, capostipite di una dinastia che le governerà sino al 1817.
Il tessuto urbano a ordinamento ortogonale del paese è dominato dalla Rocca dei Rossi. Probabilmente costruita tra il 1450 e il 1462, come un grande edificio con mura e quattro baluardi, nel XVI secolo venne trasformata da fortilizio a palazzo nobiliare e poi rimaneggiata tra XIX e XX secolo. All’interno, il piano nobile è perfettamente conservato e presenta più di venti ambienti affrescati, che esaltano le gesta della famiglia Rossi. Tra le sontuose sale, spicca quella delle Gesta rossiane, dove è narrata, con grottesche attribuite a Cesare Baglione e allegorie forse del pittore bolognese Prospero Fontana, la storia della famiglia dal 1199 al 1542. Di interesse anche la Sala della Giustizia, completamente affrescata dal Baglione, quella dell’Asino d’oro, ispirata all’omonimo romanzo di Apuleio, e quella delle Favole di Esopo.
Oltre a ospitare in agosto la Fiera della Fortanina e della Spalla Cotta, i due prodotti enogastronomici più famosi della zona, San Secondo è anche la sede del Museo Agorà d’Arte Olearia Orsi-Coppini, che propone un percorso dedicato all’olivo e all’olio.

Rocca in San Secondo, Sala Gesta Rossiane (Foto: Bertuzzi)

I Musei del Cibo di Parma
premiati con il Travel Food Award
dal Gruppo Italiano Stampa Turistica
come miglior destinazione Italia del 2021